LE SPECIE ALLOCTONE DELL'OASI BOZA (VA)
In questo articolo, è mia intenzione descrivervi quanto è emerso in base alle ultime osservazioni effettuate in fatto di animali e vegetali alloctoni che hanno da tempo ormai colonizzato l'oasi Boza; già in precedenza, abbiamo trattato la biodiversità animale e vegetale presente in questo habitat, descrivendo, però, la situazione complessiva. Ora, invece, prenderemo in esame solo alcune delle specie aliene più comuni presenti sul territorio. A questo proposito, voglio ricordare brevemente che questa zona umida, è ubicata nel contesto urbano di Cassano Magnago, in provincia di Varese, ed è ciò che rimane di un'escavazione di materiale argilloso utilizzato per la costruzione di mattoni e laterizi; dopo la cessazione dell'attività estrattiva, avvenuta all’inizio degli anni '70 del secolo scorso, lo scavo che si era formato di conseguenza è stato col tempo riempito dalle acque meteoriche e successivamente colonizzato da essenze arboree tipiche di zone umide. L'acqua, comunque, sebbene legata a fluttuazioni stagionali, è sempre presente, grazie anche alla natura fortemente impermeabile del suolo.
Dopo questa breve precisazione, andiamo ora a descrivere in dettaglio gli animali e vegetali alloctoni presenti. I più numerosi, in fatto di genere e di esemplari alloctoni, sono certamente le tartarughe dalle orecchie rosse.
Trachemys scripta elegans
Queste testuggini sono originarie del nuovo mondo e più precisamente provengono dal bacino interno del Missisipi; un tempo erano vendute liberamente nei negozi di animali, per poi essere liberate dagli ignari acquirenti man mano che crescevano. Gli esemplari vennero spesso rilasciati in zone umide del bel paese a scapito delle nostre testuggini autoctone che, sicuramente, ne hanno patito e subito la forte concorrenza. Questi animali presentano un carapace ovale leggermente carenato, di colore bruno scuro-verdastro, con macchie o reticolature giallastre. La loro "pelle" verde è striata di giallo con ornamentazioni variabili nell'ambito delle numerose sottospecie; in oasi Boza ne sono presenti due: la prima, più frequente, è caratterizzata da macchie e striature gialle ai lati del capo e del collo (Trachemys scripta scripta), la seconda, molto più rara, presenta invece una macchia bilaterale aranciata- rossa che si estende dall'occhio al collo (Trachemys scripta elegans). Ambedue le sottospecie possono raggiungere ragguardevoli dimensioni (alcuni esemplari presenti in oasi raggiungono i 35 cm di lunghezza!!). Non è ancora ben chiaro se la specie sia in grado di riprodursi nelle nostre acque, ma la cosa non è affatto improbabile, visto che in altre aree d'Italia ne è stata provata la deposizione, Questi rettili si accoppiano in primavera e depongono a inizio estate dalle 2 alle 22 uova bianche, dal guscio calcareo. I nati vengono alla luce a fine estate inizio autunno. Certamente sono animali predatori, soprattutto nella loro fase giovanile. Si cibano di uova, crostacei, molluschi e piccoli pesci. In oasi Boza, a questo proposito, non è da escludere che la mancata schiusa, la primavera scorsa, di alcune uova di germano reale, sia stato opera proprio di questi rettili.
Trachemys scripta scripta
Un'altra specie invasiva presente è il gambero rosso della Louisiana (Procambarus clarkii). In Italia questo crostaceo è stato importato dalla Louisiana e si è diffuso dapprima in Toscana, a seguito di un tentativo di commercializzazione a scopo alimentare, infatti le sue carni sono commestibili e si possono consumare, ma a patto che gli esemplari stessi siano stati prelevati da acque pulite; contrariamente, se viene pescato in acque contaminate, possono accumulare una serie di sostanze tossiche potenzialmente dannose anche per l'uomo.
Procambarus clarkii
Gli individui adulti assumono una colorazione bruno-rossa, mentre i giovani presentano una colorazione grigio-verdastra; anatomicamente presentano un capo rostrato con bordi divergenti e chele molto sviluppate e granulose, con margine interno irregolare provvisto di denti; sul carpo, invece, è presente una spina. La femmina è più grande del maschio e presenta un'elevata fecondità (300-500 uova per deposizione), una rapida crescita e una maturità sessuale decisamente precoce. Si cibano di uova di pesci, di anfibi (soprattutto rane e salamandre), di insetti acquatici e di alghe.
I gamberi rossi della Louisiana rappresentano una gravissima minaccia per le specie autoctone; infatti oltre a competere meglio dal punto di vista ecologico, sono portatori sani di alcune gravi malattie, tra cui la famigerata "peste dei gamberi" (Aphanomyces astaci), che non lascia scampo alle altre specie tra cui, purtroppo, anche al nostro Austropotamobius pallipes; inoltre, questi crostacei, sono in grado di resistere e respirare fuori dall'acqua per alcune ore oppure vivere in tane profonde sino a 1.5 metri che si costruiscono sulle sponde dei torrenti, il che ne facilita la permanenza e la sopravvivenza, nonchè lo spostamento da un luogo all'altro in modo relativamente facile e veloce. Tutte queste caratteristiche hanno valso il nome di "gamberi killer" con il quale sono comunemente noti.
In oasi Boza la specie è stata probabilmente introdotta, tempo fa, grazie a delle larve rilasciate con dei pesci prelevati illegalmente dal lago di Varese e poi rilasciati nel bacino a scopo di cattura (in Oasi Boza è vietata la pesca - Decreto Dirigenziale n° 86 del 28-12-2009), oppure si è propagata grazie a situazioni fortuite, infatti a volte le larve di questi crostacei possono essere anche trasportate dalle zampe di alcuni uccelli acquatici che, in questo modo, contribuiscono a diffonderli in ambienti diversi.
Ultima specie alloctona osservata in questo habitat è un bivalve di grande dimensione, noto come vongola gigante asiatica (Anodonta woodiana); questo mollusco appartiene alla famiglia degli Unionidi ed è conosciuto anche col nome comune di cozza gigante, cozza cinese o cozza asiatica. La specie può raggiungere tranquillamente i 20 - 30 cm. di lunghezza ed è ormai presente in tutti gli specchi d'acqua, compresi i grandi laghi del nord Italia (vedi, a questo proposito, l'articolo apparso tempo fa su il nostro sito intitolato Bivalvi aliene del Verbano).
Anodonta woodiana
Anatomicamente, la conchiglia presenta due grandi valve speculari, di colore variabile tendente di solito al bruno e presenta evidenti strie di accrescimento. La superficie interna delle valve, invece, è ricoperta da uno strato di madreperla bianco-azzurrato, sul quale sono evidenti le impronte dei due muscoli adduttori antagonisti del legamento, che sono responsabili della chiusura della conchiglia. Si nutrono filtrando l'acqua tramite il sifone inalante assorbendo piccole particelle di materiale organico (microscopici organismi sia animali che vegetali). Vivono in corsi d'acqua scarsamente turbolenti (correnti deboli o assenti), dove si infossano nel substrato limoso. Questi bivalvi sono originari dell’'Asia orientale (fiume Amur); si stanno diffondendo rapidamente a causa del reiterato inserimento di pesci esotici (carpe e ciprinidi) provenienti da acque dove questi bivalvi sono comunissimi. Infatti, allo stadio larvale vivono come parassiti nelle branchie di questi pesci per cui è molto facile diffonderli ovunque. Recenti studi hanno altresì dimostrato una forte competizione ecologica con le specie autoctone; inoltre, visto che si tratta di una specie molto prolifica e adattabile, caratteristiche queste tipiche di animali invasivi, una volta che questi molluschi muoiono i loro numerosi gusci possono tappezzare il fondo di stagni e invasi, creando così un'ulteriore fattore di disturbo per le altre specie legate al fondale.
In oasi Boza gli esemplari finora osservati sono stati ritrovati sul fondo melmoso, vicino alla riva, complice il recente abbassamento e arretramento del bacin, dovuto alla forte siccità dei mesi scorsi.
Discorso leggermente diverso è invece quello legato alle specie vegetali invasive; nell'ambiente in questione si possono trovare e osservare alcune delle specie vegetali alloctone tipiche del nostro territorio, tra queste le più comuni sono: la quercia rossa, il ciliegio tardivo e la robinia.
La quercia rossa (Quercus rubra), è un albero che può raggiungere l'altezza di 25 - 30 metri; è originario delle regioni nordorientali dell'America settentrionale e appartiene alla famiglia delle Fagacee; presenta foglie caduche semplici, alterne obovate con lobi profondi che sono di un colore verde intenso in primavera, mentre in autunno assumono un colore rosso intenso. I frutti sono delle ghiande ovali con cupola piatta legate a un corto picciolo. Qesta specie fu introdotta in Europa nel XVII secolo, per abbellire parchi e giardini, ove ha trovato largo impiego anche come specie forestale per la sua creswcita veloce, fino a diventare invasiva soppiantando, in alcuni luoghi, le nostre specie autoctone; in oasi la specie è presente con vari esemplari ma la sua diffusione è ora tenuta sotto controllo grazie ai tagli programmati.
Quercus rubra
Il ciliegio tardivo (Prunus serotina) è una pianta originaria del nord America, appartiene alla famiglia delle Rosacee e il suo nome comune deriva dal fatto che la sua fioritura è più tardiva rispetto al ciliegio comune autoctono. Presenta fiori bianchi riuniti in grappoli penduli, mentre i suoi frutti sono drupe di 1 cm. di diametro che diventano nere a maturità; le foglie, come anche i rami, contengono acido cianidrico che viene rilasciato durante il processo di appassimento del fogliame. Questo albero può raggiungere anche i 20 metri di altezza ed è stato introdotto in Europa a scopo ornamentale a partire dalla metà del XX secolo, diventando con gli anni invasivo. La sua propagazione avviene tramite gli uccelli che contribuiscono alla diffusione dei semi tramite feci e borre, ma alcune volte anche i mammiferi onnivori, come ad esempio le volpi, partecipano alla loro propagazione. Inoltre, questo albero, è altamente pollonifero e se arriva a colonizzare un'area, diventa arduo contenerlo. In oasi la specie era ampiamente presente ma ora, dopo i recenti interventi di riqualificazione ambientale, molti esemplari sono stati estirpati a favore di altre essenze autoctone, più consone all'ecosistema locale.
Prunus serotina
La robinia o acacia (Robinia pseudoacacia), è un albero che appartiene alla famiglia delle Fabacee (ex Leguminose) ed è originaria dall'America del nord e da tempo naturalizzata nel vecchio mondo e in altri continenti. Fu importata a scopo ornamentale in Europa da Jean Robin, farmacista e botanico del Re di Francia Enrico VIII. Il primo esemplare proveniva dalla Virginia. In Italia la robinia è stata introdotta nel 1662 nell'orto botanico di Padova. Questa pianta può raggiungere i 25 - 30 metri ma si trovano anche esemplari arbustivi. La specie è altamente spollonante e presenta una corteccia di colore marrone chiaro molto rugosa, foglie imparipennate lunghe fino a 30 - 35 cm., con 11-21 foglioline ovate, non dentate e lunghe fino a 6 cm., con apice esile. Caratteristica curiosa, durante il giorno le foglioline sono completamente aperte, mentre di notte tendono a sovrapporsi. I fiori, eduli, sono bianchi crema, profumati e riuniti in grappoli pendenti (ricordiamo che i semi sono tossici); sui rami sono presenti numerose spine acuminate. Come tutte le leguminose, anche la robinia è in simbiosi radicale con microrganismi azoto fissatori che arricchiscono il suolo di azoto, importante elemento nutriente del suolo.
Robinia pseudoacacia
Nella zona in esame dobbiamo ricordare che il 90 - 95% dei boschi planiziali sono costituiti da robinie, quindi ormai questa essenza può essere considerata come entità integrante della flora italiana. In oasi, per ridurre la sua presenza, si è intervenuto con tagli ragionati, eliminando soprattutto esemplari ormai morti e pericolanti, non dimenticando però di lasciare alcune piante morte al suolo, necessarie per la costituzione della lettiera, ove molti organismi contribuiscono alla decomposizione delle sostanze organiche per una buona salute del bosco.
Dopo questa breve carrellata su alcuni organismi alloctoni presenti, non è da escludere in futuro la possibile comparsa nella zona descritta di nuove specie animali e vegetali invasivi, anche perché alla luce di quanto è emerso, ormai tutto il nostro territorio nazionale è diventato una vera e propria "terra di conquista", sono infatti più di 1.500 le specie aliene, tra animali e vegetali presenti in Italia e, purtroppo, il numero è in costante aumento.
In conclusione, voglio sottolineare che in questo articolo ho voluto solo accennare alle problematiche che questi organismi "alieni" provocano sui nostri ecosistemi, minacciando la biodiversità autoctona presente; non era nemmeno mio scopo esaudire tutte le connessioni ed interazioni organismi-habitat che meriterebbero uno studio molto più approfondito, da esperti nel settore; certamente vi è da dire che ogni qualvolta che una specie invasiva colonizza un nuovo ambiente, crea un'alterazione a volte permanente sugli organismi presenti; oltre all'impatto ambientale, queste specie alloctone a volte sono anche in grado di interferire negativamente anche nei settori produttivi (agricoltura, industria e pesca) e sono considerati causa di detrimento da un punto di vista culturale, paesaggistico ed estetico nelle zone in cui si stabiliscono.
TESTO E IMMAGINI: LUONI OTTAVIO
AGGIUNGI UN COMMENTO [Gentile utente, puoi manifestare liberamente la tua opinione all'interno di questo thread. Ricorda che la pubblicazione dei commenti è sospesa al di fuori del consueto orario lavorativo; il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500, se superi questo limite il tuo intervento sarà annullato. Solo i commenti provenienti da utenti verificati andranno direttamente online, quelli non verificati vedranno i propri messaggi sostare in pre moderazione per pochi minuti. Inoltre, è necessario attenersi alla Policy di utilizzo del sito: evita gli insulti, le accuse senza fondamento e mantieniti in topic. Grazie. BiologiaMarina.eu]. comments powered by Disqus
Questo articolo è protetto da Copyright © e non può essere riprodotto e diffuso tramite nessun mezzo elettronico o cartaceo senza esplicita autorizzazione scritta da parte dello staff di BiologiaMarina.eu.
Ideazione: Pierfederici Giovanni - Progetto: Pierfederici Giovanni, Castronuovo Motta Nicola.
Prima Pubblicazione 31 Lug 2006 - Le immagini dei Collaboratori detentori del Copyright © sono riproducibili solo dietro specifica autorizzazione.
Si dichiara, ai sensi della legge del 7 Marzo 2001 n. 62 che questo sito non rientra nella categoria di "Informazione periodica" in quanto viene aggiornato ad intervalli non regolari
XHTML 1.0 Transitional – CSS